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PATOLOGIE

Fibromialgia

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La fibromialgia è una malattia con un’incidenza percentuale variabile fra l’1 e il 4% della popolazione. In Italia i fibromialgici sono diverse centinaia di migliaia, se non addirittura sopra il milione; è una malattia difficile da diagnosticare e quindi solo di rado viene riconosciuta, pur essendo piuttosto diffusa.

La conoscenza di questa malattia è ancora storia recente: si cominciò a discuterne una ventina d’anni fa negli ambienti medici specialistici in America. Nel 1968 furono descritti i primi casi di fibromialgia, che all’epoca veniva ancora chiamata fibrosite. Solo agli inizi degli anni ’80 fu chiaro che si trattava di un nuovo quadro patologico e non di una malattia infiammatoria, né degenerativa. Il termine ”fibromialgia” fu suggerito nel 1977 e adottato definitivamente dal Collegio Reumatologico Americano. Nel 1990 furono messi a punto i criteri diagnostici e nel 1994 la diagnosi di FM fu accettata a livello internazionale con la cosiddetta “dichiarazione di Copenaghen”.

Che cos’è e come si manifesta?
La fibromialgia, meglio definita come “sindrome fibromialgica”, è una malattia che interessa per il 90% il sesso femminile, tra i 20 e i 55 anni, generalmente con personalità emotive e/o ansiose. E’ caratterizzata da dolori diffusi ai tessuti molli e dalla presenza di specifici punti dolenti alla pressione locale, detti “tender points”; in alcuni casi il dolore provocato dalla pressione su questi punti si irradia, definendo i cosiddetti “trigger points” (punti grilletto). I tender points più frequenti sono sul muscolo trapezio, sopraspinato, gluteo (quadrante supero-esterno), sulle giunzioni costo-condrali superiori, sugli epicondili omerali, sui cuscinetti adiposi a livello mediale delle ginocchia.
Il termine “fibro” indica i tessuti fibrosi (come tendini, legamenti e muscoli), mentre “mialgia” indica uno stato doloroso muscolare. I muscoli colpiti sono generalmente in uno stato di aumentata tensione muscolare, che porta dolore, rigidità e stanchezza. I dolori (più frequenti a livello del tronco) sono generalmente aggravati dal freddo, dalla fatica e da fattori emozionali.
La sindrome fibromialgica è caratterizzata anche da altri sintomi: disturbi del sonno (risveglio nelle prime ore del mattino); notevole stancabilità; rigidità mattutina; colon irritabile; stato depressivo; occasionale presenza di nodosità palpabili in corrispondenza dei “tender points”; emicrania.
Dal momento in cui si instaura il quadro patologico completo al momento della diagnosi passa di solito molto tempo, in media 7 anni. Infatti, a causa della molteplicità e varietà dei sintomi, il paziente percorre, di solito, una vera e propria odissea medica, durante la quale riceve numerose diagnosi e terapie. La malattia decorre in fasi di mesi o settimane, alternando periodi di remissione parziale o totale ad altri di ricomparsa e intensificazione della sintomatologia (ciò in relazione soprattutto ad eventi stressanti). Talvolta si verifica un aggravamento con l’arrivo della brutta stagione; tuttavia, uno studio norvegese (dipartimento di Psichiatria dell’Università di Trondheim), pubblicato nel Marzo 2002, dimostra che la FM di vecchia data non è correlata alle variazioni climatiche; viceversa quella diagnosticata da meno di dieci anni ha maggior probabilità di correlazione.

Come si diagnostica?
Caratteristica della FM è l’assoluta negatività degli esami di laboratorio e dei mezzi diagnostici per immagini.
Anche a livello istopatologico non vi sono alterazioni significative, per cui la malattia viene considerata come un disturbo funzionale.
La diagnosi è quindi fondamentalmente clinica (protocollo del 1990 del Collegio Americano di Reumatologia): il paziente deve riferire dolori spontanei, da più di tre mesi, alla muscolatura, ai tendini e alle inserzioni tendinee del tronco e/o delle estremità in almeno tre regioni corporee; devono inoltre essere presenti almeno 12 dei 24 tender points conosciuti (criteri principali).
Altri sintomi che portano alla diagnosi sono l’eventuale presenza di emicrania, disturbi del sonno, gastrointestinali, circolatori o dell’umore (criteri secondari).

Da cosa è causata?
Purtroppo ancora non sono certe le cause della sindrome. L’ipotesi più plausibile è quella che, su un soggetto con una certa predisposizione genetica (si presume del sistema HLA), un evento scatenante possa provocare l’esordio della FM. Questo può essere un trauma fisico o psichico, un intervento chirurgico o una infezione virale; si tende sempre più a non considerare la FM come una patologia psicosomatica in quanto numerosi lavori hanno dimostrato che i tratti psicopatologici dei pazienti fibromialgici sono del tutto sovrapponibili a quelli di pazienti affetti da patologie caratterizzate da dolore cronico (ad es. l’artrite reumatoide) e quindi da considerare reattivi alla malattia di base (vale a dire la presenza di un umore depresso è dovuta alle difficoltà che il paziente incontra a causa della patologia, e non viceversa).
Il meccanismo responsabile della sintomatologia sarebbe rappresentato da una iperattività del Sistema Nervoso Neurovegetativo ed in particolare del Sistema Simpatico, causata da un deficit di un ormone, la serotonina, prodotto dal nostro stesso corpo (attività fisica e luce solare ne aumentano la produzione). Tale iperreattività causerebbe una riduzione della vascolarizzazione muscolare e di alcune aree del cervello, come talamo e nucleo caudato (dovuta a vasocostrizione arteriolare indotta dal Sistema Simpatico). In particolare uno studio ha dimostrato che reperti bioptici muscolari di pazienti affetti da FM evidenziavano alterazioni simili a quelle riscontrate nell’ischemia muscolare sperimentale.
Ciò comporterebbe, tra l’altro, un abbassamento della soglia del dolore dei pazienti fibromialgici; questi, inoltre, sono generalmente persone freddolose, in particolar modo alle mani e ai piedi.

Come si cura?
La terapia della fibromialgia è piuttosto complessa. E’ necessario, infatti, agire su più fronti, seguendo il paziente molto da vicino.
Per cominciare, va rassicurato il paziente sulla natura benigna della sindrome, in quanto molto spesso il soggetto è sfiduciato, depresso, preoccupato, provato da anni di accertamenti medici o chirurgici (uno studio ha dimostrato che i pazienti fibromialgici vengono sottoposti ad interventi chirurgici con una frequenza doppia rispetto alla media), prima di arrivare alla diagnosi.
La terapia dev’essere farmacologica, fisioterapica e psicologica.
I farmaci vengono utilizzati per aumentare i livelli di serotonina (antidepressivi come la fluoxetina o la amitriptilina presi a bassi dosaggi), per rilassare la muscolatura (miorilassanti), per ridurre il dolore (acido acetil salicilico a bassi dosaggi), o ancora per migliorare la circolazione.
L’Ossigeno-Ozono Terapia si rivela, anche in questo caso, una terapia valida poiché agisce inibendo i trigger point (punti dolorosi), migliorando la circolazione e l’irrorazione dei vari organi e riducendo sensibilmente lo strato di stanchezza e di spossatezza di questi pazienti. I migliori risultati si ottengono combinando l’ossigeno-ozono terapia all’Energia Vibratoria, rappresentata da onde acustiche che mettono in vibrazione la muscolatura, favorendone il rilassamento e l’inibizione dei punti dolorosi, e alla Rieducazione Posturale Globale, per riequilibrare la muscolatura e ridurre le tensioni muscolari.
L’Ossigeno-Ozono terapia viene somministrata attraverso delle infiltrazioni sottocutanee nei trigger point. L’ossigeno-ozono terapia può essere somministrata anche per via ematica tramite Autoemo Infusione.
L’ Autoemo infusione con ossigeno-ozono è una tecnica che consente di ossigenare il sangue e migliorare l’elasticità della parete del globulo rosso, facilitando la circolazione e la capacità di distribuire ossigeno ai tessuti. Ciò comporta un miglioramento della perfusione, della funzionalità degli organi e del tono dell’umore, esercitando un’azione rigenerante. L’ossigeno-ozono esalta, inoltre, le capacità riparative dell’organismo e, grazie alla liberazione di fattori umorali, regolarizza e migliora le difese immunitarie del nostro corpo, oltre ad avere un’azione diretta antibatterica e antivirale.
Per migliorare la circolazione è consigliabile inoltre evitare il fumo, seguire una dieta equilibrata (40% carboidrati, 30% proteine, 30% grassi, bere 2 l di acqua al dì, evitare alcool e caffè in dosi eccessive) e seguire una sana attività fisica all’aria aperta.
In alcuni casi è possibile infiltrare i tender points con anestetici o antidolorifici.
Dal versante fisioterapico recenti studi americani (Università della Virginia) hanno dimostrato una certa efficacia della magnetoterapia. Il massaggio è sconsigliato, in quanto si è visto che può far peggiorare la sintomatologia: anzi si può affermare che se un muscolo contratto tende a peggiorare dopo un massaggio si può sospettare una FM.
Molto utile, anche se poco conosciuto, il bio-feedback elettromiografico, che può consentire al paziente di autorilassarsi vincendo le tensioni muscolari.
Anche le TENS, dispositivi a batteria applicabili al corpo e portatili, emettenti piccole correnti elettriche, possono, con un meccanismo cosiddetto di “controirritazione”, ridurre notevolmente dolori locali. Può essere utilizzato anche il calore esogeno o il freddo asciutto (camera del freddo).
Ma la terapia non può prescindere dal miglioramento della qualità della vita del paziente, che deve riuscire ad eliminare i fattori stressanti e a dormire di più: sono per questo consigliate tecniche di rilassamento come il training autogeno di Schultz, lo yoga, tecniche di tensione-distensione muscolare e tecniche cognitivo-comportamentali.

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